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Sarca. Lo Shibari artist che plasma corpi in sculture eteree

Sarca. Lo Shibari artist che plasma corpi in sculture eteree

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A guardare quello che fa direi che come Sarca non ce ne sono. Almeno non in Italia, non al suo livello. Che è il livello di un artista dello Shibari e per Shibari intendo anche apoteosi estetica e sublimazione estatica. Nulla a che vedere col sesso e basta o, peggio, con certa iconografia porno. Lo Shibari di Sarca è bellezza, trama di forme e corpi e tensioni e abbandoni. È lo stare trasfigurati nei nodi e nelle corde, in una nuova sembianza di sé che è più autentica e in uno spazio che è incontro di anime, prima che di membra.

C’è qualcosa di ulteriore, di soprannaturale nelle sue legature, di trascendente. Nel Bondage di Sarca prende corpo un’anatomia delle passioni che a occhio nudo e senza corde non apparirebbe mai. Gli ho chiesto un’intervista e trascrivendola ho scoperto, oltre all’artista, un uomo che ha tutto il piglio – meritatissimo – di chi è superiore. In questa intervista, che si beffa della regola digital del less is more, si apre un mondo magico. Il mondo della libertà, della cura, della fiducia, dell’eros, dell’arte e dell’intimità. Il mondo affascinante dello Shibari di Sarca. 

Sarca e le corde. Mi racconti il vostro incontro?

Da buon curioso ho sempre ricercato nuovi stimoli, sia nella vita che nella sessualità. Così, già da ragazzino mi sono avvicinato al BDSM in modo giocoso e molto inconsapevole, cosa che succede alla maggior parte della gente. Quando sono tornato in Italia nel 2008, dopo un periodo trascorso in Spagna, mi sono dedicato all’arte, riprendendo a dipingere. A quel tempo caso volle che per una Personale mi diede una mano una fotografa che ammiravo molto. In quel periodo sentivo che il BDSM stava prendendo spazio dentro di me, tanto che avevo cominciato a fare ricerche ed esperienze sempre più serie e travolgenti. Ne parlai con la fotografa, che inaspettatamente mi aprì un mondo. Mi parlò di un social dedicato solo ed esclusivamente al BDSM e cominciai a curiosarci dentro. Come ogni ambiente, lo filtrai soppesando ciò che conteneva, ma ci trovai soprattutto molte risposte e finalmente lo Shibari. 

Sarca shibari artist
Foto di Filippo Caramelli

Fu amore a prima vista, perché le corde racchiudevano tutto ciò che amavo: arte, erotismo, passione, cura, sesso, creatività. Trovai insomma il tassello mancante che avrebbe colmato quel vuoto che mi accompagnava in ogni cosa che facevo. Non cominciai subito con le corde, perché sapevo che poteva essere una cosa molto potente, quindi mi dedicai per qualche anno ad apprendere tecniche di dominazione. Dovevo e volevo imparare a gestire le persone che si affidavano a me e capire come canalizzare le cose che avevo imparato nel corso della mia vita. Presi le corde in mano per la prima volta nel 2015 e da allora niente è più stato come prima. Da quel giorno ho abbandonato qualsiasi cosa per fondere tutto me stesso con lo Shibari. Ancora sono qua, con progetti più ambiziosi, con maggior consapevolezza e un percorso che avrà un’impronta personale molto forte.

Quello che fai con le corde è di una bellezza stupefacente. Quando leghi, cosa aggiungi di ulteriore a tecnica e passione?

Suddivido sempre ogni sessione in tre fasi: sento e porto nel mio mondo, faccio viaggiare e infine riporto indietro. Ognuna di queste fasi deve creare un equilibrio tra diverse componenti che possono variare da persona a persona. Erotismo, premura, dominazione, lettura psicologica e fisica, lucidità mentale, empatia sono tutte componenti imprescindibili per avere un’esperienza bella e travolgente. Molti rigger si soffermano più sull’utilizzo delle corde e sull’imparare una tecnica o l’altra, riproducendo stili che finiscono per sovrastare il mondo delle corde, privando chi lega della sua libertà espressiva. Io preferisco lasciarmi andare, lasciando che la reciprocità e l’emozione guidino ciò che accade. 

Sarca shibari artist
Foto di Emanuele Bai

Quando lego o pratico BDSM mi sento una persona bilanciata e in continua ricerca dell’equilibrio, non devo fare i conti con un ego scalpitante che metterebbe a rischio la persona che si affida a me e non riverso la mia ricerca della mascolinità perché ho bisogno di affermarla. Mi piace prendermi cura e aiutare, per quanto sia nelle mie possibilità. Ho avuto una vita piena e riesco a percepire come possa sentirsi una persona in determinate occasioni o quando si sente privata di sé stessa. Trovarsi di fronte una persona accogliente e comprensiva, non giudicante, può essere determinante in certe occasioni per risolvere problemi che sono talmente integrati dentro di noi che spesso neanche si riesce a vederli. Ecco, quando lego aggiungo tutto questo, tutto me stesso.

Lo Shibari crea un legame molto intenso e speciale, è cosa nota. In base alla tua esperienza, che genere di legame nasce fra rigger e bunny?

Somiglia molto a un’esperienza trascendentale. Per spiegarmi in modo più chiaro potrei fare la parte dell’hippie e parlarti di un mondo colorato e felice, zen, ma tutte le persone “normali” non capirebbero. Potrei parlarti in maniera scientifica di endorfine, dopamina, serotonina, ma chi a malapena conosce l’anidride carbonica potrebbe non afferrarne la portata. Dove mettiamo poi la parte dell’erotismo? Nell’epoca dell’erotismo forfettario, parlare di carezze che danno scariche elettriche potrebbe risultare molto sul filone Edison, fino a rischiare poi di essere presi per Gene Wilder con masse di adepti che ti urlano dietro “Si… Può… Fare!”. In realtà, chiudendo in un linguaggio razionale il legame che nasce nelle corde se ne perde necessariamente tutta la complessità. E se ne perde soprattutto la complessità emotiva. Dovendolo per forza spiegare, si tratta di un legame che esprime una perfetta fusione di rispetto, amore, fiducia, lealtà, sincerità ed eros.

Quando leghi qualcuno hai già in mente come lo farai o ti lasci ispirare dalla persona, dal momento e dal luogo in cui siete?

Partiamo dal presupposto che ogni persona è diversa, senza considerare poi che ogni impulso che generiamo, un attimo dopo averlo generato è già passato e noi stessi siamo diversi dal secondo prima, mutando velocemente. Una cosa così delicata e intima come vivere il presente, insieme, non è una cosa che si può decidere a tavolino e tanto meno ho la voglia o l’arroganza di farlo. Tutto quello che riguarda la direzione della sessione lo decido da quando parte la prima carezza, il primo respiro. Ho sempre pensato che per essere un bravo rigger si debba imparare a leggere tempestivamente le reazioni del corpo di chi si affida, capire il suo linguaggio e come comunica, per poi portarlo dove s’intuisce che voglia andare. 

Sarca shibari artist
Foto di Estéban Puzzuoli

Conclusa questa fase delicata, porto nel mio mondo chi sto legando: si aprono le porte e si comincia un viaggio, una sorta di danza nel presente, dove ogni cosa attorno svanisce. In quel momento comincia una meravigliosa bolla dove chi lega diventa scultore e chi viene legato diventa una vera e propria opera d’arte. Molti danno importanza alla legatura, a me piace sentire il corpo, dare armonia alle sue forme ed esaltare la loro bellezza attraverso la mia lettura. Bellezza: non c’è cosa più gratificante e potente che donare a una persona il sentirsi indiscriminatamente bella per un momento. Nel presente non esistono giudizi, canoni, diete, pressione sociale. Il presente arriva ad essere trascendentale se vissuto intensamente ed è lì, nella bellezza presente, che tutto accade. 

La differenza, secondo Sarca, fra Shibari artistico e Shibari non artistico?

Istintivamente la prima risposta che mi viene in mente è che la differenza non ci sia, che non si possa creare una distinzione di qualcosa che fa parte di te in tutto e per tutto. Mi viene in mente però qualcuno che potrebbe rispondere a questa domanda. Spesso mi sono arrivate voci su ciò che si dice dei miei set fotografici: legature finte, Photoshop, attrezzi per sostenere le modelle, addirittura un’equipe di professionisti che mi dà supporto tecnico e miei allievi che fanno le legature al mio posto. Manca solo che qualcuno venga a dire che arriviamo in location con l’elicottero… forse chi mette in giro queste voci una risposta ce l’ha.

La verità è un’altra e cioè che sono molto severo per i miei set fotografici. Tutto deve essere reale e consento la presenza solo al fotografo e alle modelle che partecipano alla giornata. Giornata che di solito finisce con me alla guida, tornando da chissà dove con qualsiasi persona che rimane addormentata in macchina per tutto il viaggio, motivo per cui preavviso le persone chiedendo loro se son pronte per il Sarca Adventure Park. Amo l’arte e amo contestualizzarla. Corde, erotismo e fotografia si fondono bene insieme ma devono essere fatte come se si facessero singolarmente per avere qualcosa di vero e disarmante. È il fatto che riescano a trasmettere emozioni tangibili che dimostra quanto non ci sia differenza tra le due cose, per me.

Sarca shibari artist
Foto di Emanuele Bai

Perché lo Shibari spaventa? Voglio dire: secondo quale pregiudizio viene solitamente bollato da chi non pratica?

Se volessi rispondere in maniera ordinaria e sintetica potrei dire che è semplicemente paura. Paura del giudizio, di farsi o fare del male, paura di fare qualcosa ritenuto immorale, sconcio, peccaminoso, se non addirittura paura di noi stessi. Volendo approfondire questo argomento ci vorrebbero mesi, forse anni, si dovrebbero toccare svariati campi: psicologia, religione, etica, sociologia, arte, sessualità e tutto ciò che fa parte del nostro quotidiano. Del resto come biasimarci, veniamo educati fin dalla nascita alla paura, entriamo in un mondo pieno di aspettative e giudizio, ci insegnano l’appartenenza, la fede, la competizione e ci rendono schiavi e allo stesso tempo carnefici di un sistema che di per sé è autolesionista e nocivo. Tutto questo senza chiederci nessun tipo di consenso, senza rispettare le nostre necessità e indirizzandoci a seguire delle regole che qualcuno ha imposto senza prima concordare alcunché, come generalmente accade in tutto l’ambito delle corde e del BDSM, se fatto in maniera sana. 

Sarca shibari artist
Foto di Veronica Tita Farinella

Mi sento di rivolgere invece una domanda a chi sta leggendo: è così difficile rispettare il prossimo e le sue scelte? Viviamo in un mondo dove non si riesce più a capire niente, una moderna torre di Babele che sta per crollare. Un mondo dove l’arroganza e l’arrivismo sono diventati l’unica via di sopravvivenza, allontanandoci dal prossimo e facendoci sentire ed essere sempre più soli. Compensiamo però con la televisione, con associazioni per i diritti di qualcosa, i social, un posto dove finalmente ci possiamo inventare la vita che avremmo sognato, dove possiamo alzare la voce e far finta di sapere tutto e dove qualcuno che segue la nostra opinione facendoci sentire importanti lo troveremo sempre. Siamo ormai sociopatici social e contenti di esserlo. Com’era la domanda? Ah si! Sinceramente non so perché possa spaventare lo Shibari.

C’è un modo per superare questo pregiudizio e tranquillizzare le persone per avvicinarle all’arte del Bondage? Qual è?

I pregiudizi li ha chi giudica pur ignorando ciò su cui sta esprimendo il suo giudizio. È tipico di un certo modo di essere umani il crearsi schemi mentali che fanno sentire al sicuro. E sentirsi al sicuro coincide spesso col ritenere sbagliato tutto ciò che è diverso e non si conforma alla “normalità”, ritenendolo pericoloso o, peggio, deviato. Quindi, il primo modo per superare il pregiudizio sul Bondage è conoscerlo. Conoscerlo avvicinandosi con curiosità e rispetto a chi fa Shibari e lo pratica attenendosi al principio della cura e del benessere altrui

Sarca shibari artist
Foto di Emanuele Bai

Quando le persone scoprono quello che faccio, la prima cosa che mi chiedono è se è complicato fare sesso in quel modo o in quale momento della sessione accada esattamente. Buffo riscontrare la delusione sulle loro facce, quando spiego la magia che si crea già solo legando qualcuno. O quando spiego loro che si sente tutta la potenza dell’erotismo anche senza avere un rapporto sessuale. O quando dico che la sessualità è sì una parte dello Shibari, ma pur sempre una componente non essenziale. Il modo per superare il pregiudizio credo stia essenzialmente nel rieducare le persone ad essere umane e a ritrovare la curiosità senza crearsi alcun giudizio preventivo su ciò che il Bondage è o non è.

Chi eri prima dello Shibari e chi sei ora?

Questa è una domanda difficile! Mi sento una persona libera, in cerca di sé stessa da sempre. E questa ricerca mi ha spinto a lasciare casa appena compiuti i 18 anni. Ho dedicato sempre la mia vita alla comprensione di me stesso e delle cose che mi circondavano e molte volte la curiosità mi ha spinto in luoghi e situazioni che potrebbero essere considerate al limite, ambigue ma necessarie. Sono stato Luca, Lowkita, Kamikazee, Low e ogni volta ho vissuto una vita con un inizio e una fine. Ognuno di quei nomi è un percorso di crescita, racchiude una vita intera che si è sempre conclusa con una rinascita più consapevole e decisa per arrivare a un obiettivo: crescere il prima possibile, divorare esperienze per ritrovarmi in giovane età con saggezza e chiarezza per poi prendere una direzione ed esserne sicuro.

Sarca shibari artist

Sono passato dal senso di inadeguatezza di Luca, alla vita eccessiva e all’affermazione artistica e personale di Lowkita a Barcellona. Kamikazee è nato per apprendere il controllo, per non tirarmi indietro e affrontare le cose dalle quali ero fuggito dopo otto anni in Spagna. La vita di Kamikazee coincide anche con un bellissimo percorso di arti marziali non usuali, Capoeira ed Himalama. Sono diventato Low, attivista guerriero che imbracciò l’arte come arma, la consapevolezza, la necessità di fare qualcosa per cambiare il mondo e lottare attivamente contro il sistema, contro i pregiudizi, contro le discriminazioni e i soprusi di una società che sta sempre più andando allo sbando. Durante queste risposte si chiude anche un anello al quale non avevo mai fatto caso prima di adesso e ti ringrazio. La mia vita gira intorno ai cinque elementi che sono un grande motore per me e la mia ricerca spirituale, adesso sono riuscito a dare un volto ad ognuno di loro. Luca era Aria, Lowkita era Fuoco, Kamikazee era Acqua, Low era Terra ed infine Sarca, che racchiude tutti quei percorsi per diventare Etere.

Sarca, quindi, è la chiusura del tuo cerchio?

Sarca è nato per accompagnarmi fino alla fine dei miei giorni, è la saggezza, la ricerca spirituale e il donare agli altri. Ho abbracciato il BDSM come filosofia di vita e lo uso come motore per creare il cambiamento, per aiutare ad oltrepassare i limiti che ci hanno abituato a crearci, per distruggere la paura di essere sé stessi e togliere ciò che ostacola la nostra evoluzione personale e spirituale. Sincerità, coerenza, lealtà e sacrificio sono cose ormai dimenticate: se mi rassegnassi o mi conformassi sarei come tutto quello che ho combattuto fino ad oggi. Credere in sé stessi non implica il sapere ogni cosa, ma la consapevolezza che con umiltà e amore si può arrivare a qualsiasi cosa.

Intenzioni per il futuro dello Shibari artist Sarca?

Ehm… Io? Intenzioni? Futuro? Muto sono! Sono una persona che cambia e crea costantemente, come ti ho detto. Quindi sì, ho un progetto a lungo termine, ma non potrò essere preciso e spero tu capisca che non è per volontà. Un sogno che ho sempre avuto da quando iniziai a fare ricerche era quello di creare un portale, una qualsiasi fonte rintracciabile facilmente per condividere con il mondo quello che è il BDSM. Sinceramente non so se sia quella comune o una mia visione personale, ma sono fortemente convinto che non solo non ci sia niente di male nel praticarlo, ma anche che sia addirittura terapeutico e una grande spinta per l’evoluzione personale e l’accettazione di sé stessi. Ovvio, sempre se fatto bene e con cognizione di causa.

Sarca shibari artist
Foto di Eriser Funem

Un altro progetto è quello di creare un approccio alle corde diverso, una visione molto più olistica dello Shibari. Spesso mi hanno detto che il mio modo di fare corde è potente, energetico e molto curativo. Io sono uno a cui piace restare in ascolto e avendo una spiccata sensibilità per certe cose, sto dedicando la mia vita allo studio di radioestesia, pranoterapia, reiki e chissà cos’altro arriverà. Abbinare lo Shibari allo studio di energie sottili si sta rivelando un cammino incredibile. Da poco ho comprato casa, la sto ristrutturando per conto mio e la sto rendendo un vero e proprio studio fusion fra le due cose: sarà la sede di un’associazione, 200 metri quadrati dedicati a corde, BDSM, olistica e a tutto ciò che sia una lotta personale e una scoperta dell’Io superiore, a prescindere della società e dai suoi limiti. 

Chi ti accompagna in questo cammino?

Le mie custodi, che ringrazio. Le mie anime gemelle, le persone che rendono possibile ogni giorno il mio essere Io e che si affidano a me e alle mie cure. Le persone che non si sentono obbligate ad essere mie, ma che si dedicano a scegliermi come io faccio con loro ogni giorno per creare il mio sogno più grande, la famiglia. Mi battezzai nel Sarca molti anni fa e nel corso degli anni ho sviluppato quest’idea di famiglia legata agli elementi, all’amore e al crescere insieme in un nucleo che si sostenta da sé. Senza le mie custodi non potrei trovare il coraggio di essere ciò che sono e lottare per ciò che amo. 

Mi saluti svelandomi chi sono le tue custodi e che ruolo hanno per Sarca?

Con molto piacere. Winter: sono ormai più di cinque anni che mi accompagna ed è la sacerdotessa, l’acqua che scorre nelle vene e genera la spiritualità. Nardis: si è unita alla famiglia da un anno e ha il compito di essere un collante, di legare la famiglia e mediare ogni cosa, il fuoco che riscalda la casa e la protegge da tutto e tutti. Nyx: la calma, la cultura, la presenza, il radicamento della terra stessa, un albero che di prepotenza pianta le radici e impone il suo essere lì malgrado la vita glielo abbia reso difficile. Manca Lares: sarà la parte più giocosa, quella che porterà allegria e leggerezza, quella che tra tutti avrà il percorso più difficile e non avrà paura di affrontarlo. 

Sarca shibari artist
Foto di Sarca

A tutte loro, presenti e non, regalo la mia vita e la mia dedizione, regalo i miei progetti e la forza delle mie esperienze per crescere insieme e costruire qualcosa di unico e indistruttibile, perché quanto loro credono in me, io credo in loro e me ne faccio forza. Un dominante non è nessuno se qualcuno non crede nelle sue capacità, anche se questo non vale solo per un dominante, vale per qualsiasi essere umano. E con loro desidero realizzare il mio più grande progetto per il futuro: creare amore, rispetto, gioia, accettazione del diverso. E lottare per un mondo nel quale il merito abbia un valore, combattendo chiunque affermi una supremazia. 

 

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Adult copywriter e webwriter, mi occupo di scrittura per il settore Adult & Sex. Scrivo articoli Seo oriented per sex blog, testi ottimizzati per siti di Adult Club, schede prodotto e pagine web per sexy shop. Anche, non solo, soprattutto.

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